Le trappole del Rottamatore
Mentre si profila un successo di dimensioni considerevoli per la candidatura a segretario del Pd di Matteo Renzi, cominciano le manovre per ridimensionare l’effetto di questa scelta netta dell’elettorato di sinistra. Romano Prodi ha deciso di non partecipare, con l’argomento criptico che questo non è il Pd che avrebbe voluto. Eppure invita a partecipare alle primarie, ma si tiene fuori, forse per potersi presentare come personalità super partes, non impegnata in alcuna corrente e persino in nessun partito quando si aprirà la questione Quirinale.
18 AGO 20

Mentre si profila un successo di dimensioni considerevoli per la candidatura a segretario del Pd di Matteo Renzi, cominciano le manovre per ridimensionare l’effetto di questa scelta netta dell’elettorato di sinistra. Romano Prodi ha deciso di non partecipare, con l’argomento criptico che questo non è il Pd che avrebbe voluto. Eppure invita a partecipare alle primarie, ma si tiene fuori, forse per potersi presentare come personalità super partes, non impegnata in alcuna corrente e persino in nessun partito quando si aprirà la questione Quirinale. Se i disegni di Prodi sono fumosi, sono invece chiari quelli della segretaria della Cgil Susanna Camusso. Una delle poche cose che Renzi ha ripetuto più volte è che non si farà ingabbiare dalla logica della concertazione, il che a sinistra equivale a negare un diritto di veto alla confederazione rossa.
E’ la stessa battaglia che Tony Blair dovette combattere per emancipare il New Labour dalla subalternità paralizzante alle Trade unions. Seppure in forme meno nette e quindi con qualche margine di ambiguità, questa caratteristica blairiana della segreteria di Renzi inquieta la Cgil, il che spiega la riluttanza di Camusso a riconoscere a Renzi il primato e a sottolineare che la partita per la candidatura a premier resta aperta. Votare per gli altri candidati, che avevano solo il ruolo di raccolta delle forze locali per il controllo delle federazioni provinciali, non avrebbe senso e quindi i notabili democratici si impegnano solo a depotenziare il senso del successo inevitabile del Rottamatore anche nell’attuale versione assai annacquata. Si vuole spostare l’appuntamento decisivo alle primarie per la definizione del candidato premier, e mal che vada, pensano gli sconfitti delle primarie, si potrà condizionare pesantemente Renzi sia sotto il profilo programmatico (usando le corazzate della Cgil) sia nella selezione delle candidature parlamentari usando la rete di controllo di numerose federazioni locali conservata attraverso l’utilizzo dei candidati civetta. Si tratta di calcoli un po’ meschini, che probabilmente saranno travolti dall’inarrestabile passione italiana di correre in soccorso del vincitore, ma che danno la misura degli effetti tendenzialmente dirompenti della mancata soluzione del problema della duplicità contraddittoria della struttura del Pd, oscillante tra partito degli iscritti e partito delle primarie, che rende provvisoria e contestabile ogni scelta.